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Perché sponsorizzare auto da rally, ciclisti o altre squadre sportive finirà col farti chiudere

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Perché sponsorizzare auto da rally, ciclisti o altre squadre sportive potrebbe rischiare di mandarti in rovina.

 

Stai valutando di investire il tuo capitale facendo da sponsor per auto da rally, squadre di ciclismo, calcio o altre discipline sportive?

 

Vuoi scoprire come fare la scelta migliore ed evitare spiacevoli conseguenze come capita a coloro che seguono la folla invece di studiare una strategia efficace e realmente utile che assicuri non solo una visibilità importante ma anche un ritorno economico reale e continuativo anziché qualcosa di finto e rischioso?

 

Prima che tu faccia una scelta di cui poi potresti pentirti per tutta la vita, ti consiglio di leggere questo articolo fino in fondo perché ho deciso di rivelare le enormi catastrofi che si ripercuoteranno sulla tua attività.

 

Sono rivelazioni scottanti che metteranno a repentaglio la mia stessa vita, ma ritengo che la diffusione di simili informazioni sia più importante di qualunque cosa.

 

Il mondo delle società sportive crollerebbe in poco tempo se questa notizia diventasse di dominio pubblico. Loro di certo vogliono tenerti all’oscuro da tutto questo perché a loro fa comodo ovviamente ricevere i soldi degli sponsor.

 

Tu lo fai perché sei convinto di averne un duplice vantaggio, ma in realtà non sai che razza di boomerang si crei e che inevitabilmente tornerà proprio dritto in faccia a te.

 

Prima di entrare nel dettaglio lascia che ti renda noto questo episodio realmente accaduto.

 

E’ solamente il primo episodio di una serie che si verificano tutti i giorni, solamente che i poteri forti non vogliono che tutto questo si sappia, ma hanno creato un meccanismo vizioso per il quale tu sei portato (spinto dall’entusiasmo e dall’ingenuità) a dare loro i tuoi soldi e a credere che questo possa avvicinarti al successo.

 

Tutto accadde un sabato pomeriggio di Settembre 2018. Il mattino stesso di quel giorno si tenne il Rally della città di Bassano del Grappa. Un rally che percorreva le strade del territorio limitrofo alla città e che attraversava diversi paesini di collina.

 

Una manifestazione attesa ogni anno dai fan di questo sport. Persone talmente devote a questa disciplina che si immedesimavano nel ruolo dei piloti in gara durante la guida per raggiungere i punti di attesa delle auto da corsa, a volte anche in maniera esagerata.

 

Ad ogni modo, la manifestazione portava turismo (solo apparente) come sempre e tutto sembrava andare nel verso giusto.

 

Tutto bene, ma fino al pomeriggio.

 

Il pomeriggio infatti lungo un percorso di collina, mentre le auto correvano per le stradine piene di curve, tra i piccoli centri abitati dei paesetti sperduti, accadde l’impensabile.

 

Di punto in bianco, mentre una coppia di piloti sta percorrendo la propria gara in un tratto di strada chiusa al traffico, si presenta in senso di marcia opposto al senso di gara, un furgone che con prepotenza blocca il passaggio del rally e ferma la gara in corso.

 

Dal mezzo invasore, scendono due uomini, due operai, uno sulla sessantina e l’altro molto più giovane (più tardi si scoprirà essere il figlio).

 

I piloti vedendosi bloccare la strada, fermano l’auto, scendono a loro volta e si dirigono verso la coppia di operai che si era posizionata di fronte al proprio mezzo.

 

I piloti con il casco in testa si avvicinano per lamentarsi del fatto che la strada fosse chiusa e pretendono che il furgone venga spostato.

 

L’uomo più anziano di risposta, non curandosi delle lamentele dei piloti, alza la voce e presenta il suo personale disappunto. Ma cos’era successo?

 

In pratica quell’azione apparentemente folle, dietro aveva avuto degli elementi scatenanti terribili.

 

La mattina stessa, mentre si stava percorrendo nello stesso tratto di strada, la sessione del mattino del rally, alcune auto in fase di preparazione per la partenza erano state parcheggiate proprio di fronte all’ingresso della casa di questo signore. Il suo ingresso era stato completamente bloccato, ma nessuno gli aveva chiesto il permesso, né si era scusato dell’accaduto.

 

Sta di fatto che la moglie aveva urgenza di uscire di casa e mentre si era diretta verso il cancello per aprirlo e uscire con la sua auto, si era vista le altre auto da rally bloccare il passaggio. Il tutto senza il minimo rispetto.

 

Ora in quel duello da far west a due contro due, il capofamiglia voleva giustamente regolare i conti. In fin dei conti lui su quel tratto di strada ci passava tutti i giorni e anche quel sabato lo aveva trascorso a lavorare e a spaccarsi la schiena mentre dei prepotenti si erano permessi di invadere il suo spazio conquistato negli anni e dal duro lavoro.

 

Anche se la colpa non era nello specifico di quei due rallysti lui era lì per rivendicare il suo diritto di poter andare e tornare da casa sua. Purtroppo prese i primi che gli capitarono di fronte.

 

Immagina la stanchezza di quel momento e lo stress accumulato per il disagio creato da altri alla moglie il mattino stesso.

 

La cosa peggiore però non fu quella, ma arrivò subito dopo per il gesto di uno dei due rallysti.

 

Un pugno dritto in faccia a quel signore.

 

Se prima i rallysti potevano anche manifestare con ragione, passando alle mani hanno non solo dimostrato che il signore aveva ragione, ma hanno anche creato una pessima immagine allo sport. Per settimane se ne è parlato sui giornali.

 

Io stesso ho commentato l’articolo e ho ricevuto una visualizzazione davvero enorme.

 

 

Ma tutto questo cosa c’entra con quanto detto all’inizio?

Come può una sponsorizzazione ad un rally divenire fonte di problemi?

 

Te lo spiego subito.

 

A prima vista può in effetti sembrare che l’episodio appena descritto non possa minimamente avere a che fare con il successo della tua azienda.

 

Inoltre puoi effettivamente credere che investire soldi in pubblicità, andando a sponsorizzare squadre sportive che attraggono enormi folle di persone, non possa altro che darti maggiore visibilità, che si tradurrà inevitabilmente in maggiori guadagni.

 

Qui viene il bello. Infatti non è tutto come sembra.

 

Esiste infatti una legge del marketing (come la legge di gravità che sei libero di ignorare ma se lo fai rischi di pagarla cara) che dice che se vuoi avere successo devi vendere ciò che produci.

 

In pratica devi essere tu ad avere il controllo completo dell’intero processo di vendita.

 

Anche se ora stai pensando che la vendita proprio non c’entra con il fare da sponsor ad uno sport, in realtà la vendita c’entra eccome. Sempre che tu desideri avere successo nel tuo settore e non limitarti a lavorare con i preventivi al ribasso che fai sulla base dei preventivi che a loro volta ti portano i clienti che si sono fatti fare dai tuoi concorrenti.

 

Quella non è vendita, quello è un lavoro da mercenari.

 

Io sto parlando di marketing e vendita seri, cose che ovviamente nessuno ti ha mai insegnato prima né a scuola, né le agenzie pubblicitarie, né chi ti ha fatto il sito internet, né il commercialista e né tantomeno chi ti chiede i soldi da mettere sulla portiera di un’auto che corre un solo giorno su trecentosessantacinque.

 

Loro di marketing, vendita ed imprenditoria ci capiscono ben poco (il motivo lo trovi spiegato per bene in questo articolo) e ora ti dimostrerò il perché. Se mi ascolterai, mentre loro tra poco tempo saranno lì a piangersi addosso perché hanno fatto delle scelte terribili convinti di essere furbi, tu potrai goderti il fatturato e gli utili che aumentano vertiginosamente per la fila di clienti che si creerà di fronte al tuo negozio, ufficio o capannone.

 

Ma torniamo al punto. Devi avere il controllo dell’intero processo di vendita. Non lo devi delegare ad altri. Non esiste che qualcuno che non conosce il tuo prodotto, non conosce i tuoi clienti, non ha idea di quale sia la tua caratteristica differenziante nel mercato, possa essere un tuo portavoce.

 

Delegare la vendita e la distribuzione è come affidare un coltello affilato ad un bambino, potrebbe accadere una tragedia che rimpiangerai per il resto dei tuoi giorni. E il motivo è semplice.

Stai affidando le sorti della tua azienda a persone che non sono nell’azienda e che in base al loro estro possono decidere se va bene di vendere male il tuo prodotto o servizio e se va male di rovinarti l’immagine per il loro atteggiamento, peggio ancora copiartelo, mettersi a produrre una loro versione e mandare all’aria tutti i tuoi progetti.

 

C’è una questione biologica legata a questo e riguarda proprio il funzionamento del cervello.

 

Devi sapere che il nostro cervello decide di comprare solo se si fida di chi vende. Non ci sono né santi e né madonne (come si dice dalle mie parti).

 

Ci deve essere la fiducia.

 

Puoi fare tutti i preventivi al ribasso che vuoi ma se non c’è fiducia la roba la puoi anche regalare che tanto il cliente non comprerà.

 

Ma come si fa a creare questa fiducia?

 

Anche qui c’è un meccanismo che si aziona sempre nel cervello. Infatti per la nostra mente il primo che arriva vince.

 

Cosa vuol dire?

 

Le leggi sul posizionamento del brand sono state dimostrate prima da Al e Laura Ries negli USA e portate in Italia dal famoso Frank Merenda e dicono quanto segue: il cervello umano ragiona per categorie.

 

La Brand Positioning infatti afferma che il primo che riempie una categoria nella mente umana, diventa per assodato il leader di quella categoria. Non ci sarà mai spazio per un secondo.

 

Questo fenomeno biologico è di fondamentale importanza quando si vuole far decollare la propria impresa. Altrimenti ti metti a remare contro corrente. Continuerai a mandare preventivi al ribasso nella speranza che i clienti decidano di comprare da te.

 

E’ una strategia davvero pessima.

 

Il primo vince. Il primo prodotto o servizio che copre una categoria nella mente sarà sempre il primo e quello che secondo la nostra mente avrà la migliore qualità.

 

Prendi l’esempio della Coca Cola o della Nutella. Sono prodotti che per primi sono entrati nel mercato, primi a posizionarsi nella mente delle persone e oggi, a distanza di molti anni, continuano ad essere i più venduti.

 

Centinaia di aziende hanno provato ad imitarli, hanno addirittura migliorato la qualità usando materie prime d’eccellenza, tuttavia non sono mai riusciti e mai riusciranno a sostituirli.

 

Questa considerazione scientifica quindi è fondamentale per arrivare al punto della questione.

 

La delega, quindi la mancanza di controllo, rischia di far posizionare nella mente del cliente un concorrente perché chi vende e/o chi distribuisce può agire nel modo sbagliato e tu sei finito.

 

L’esempio del rallysta forse qui diventa più chiaro. Il suo gesto così violento ha attirato l’attenzione e ha creato una pessima immagine per chi ha visto quella scena – lascia stare i tifosi violenti che si sono schierati dalla sua parte. Loro se apprezzano la violenza non sono dei buoni clienti.

 

Piuttosto immagina per un istante chi, vedendo quella scena e osservando l’auto di quei rallysti, notando gli sponsor sull’auto, quale tipo di associazione avrà fatto tra l’episodio e la qualità di quegli sponsor.

 

Di sicuro non positiva perché l’associazione sponsor di quell’auto = violenza = negativo, è stata automatica ed istantanea.

 

E una volta impressa l’immagine nella mente non la togli più.

 

Stesso discorso se trovi un gruppo di ciclisti che, come troppo spesso accade, pedala in centro alla strada facendosi beffa di chi sopraggiunge da dietro e desidera sorpassarli ma non può perché loro fanno i prepotenti.

 

Che immagine si crea nella mente del guidatore che li segue?

 

Tutt’altro che positiva, te l’assicuro.

Ma tanto a loro non importa perché agli sportivi che sponsorizzi interessano solo i tuoi soldi e non il benessere o il successo della tua azienda.

Gli esempi quindi potrebbero essere molteplici e nei vari ambiti sportivi in cui tu decidi di fare pubblicità sponsorizzando una squadra o un atleta.

Una famosa azienda produttrice di merendine fece uno spot anni fa con un famoso maratoneta. Quel maratoneta venne squalificato alle olimpiadi per doping.

 

Immediatamente cancellarono lo spot trasmesso in tv, radio, internet, ecc. Tuttavia l’immagine di quello sportivo, oggi scagionato perché sembra sia stato vittima di un complotto, è associata a quel prodotto e la gente non può fare a meno di pensarci quando si reca presso il banco frigo a scegliere le merendine.

 

“Azienda produttrice di merendine sponsorizza sportivo scorretto e illegale.”

 

Cosa ne pensi se i clienti di fronte al tuo prodotto o servizio avessero nella mente lo stesso pensiero?

 

Solo perché tu, mosso dal desiderio di mostrare il tuo logo, con la scusa di scaricare un po’ di tasse, ti fossi lasciato convincere a sponsorizzare uno o più personaggi che mandano in fumo il tuo duro lavoro solo perché loro i soldi, una volta che li hanno ricevuti, loro si sentono liberi di fare il bello e cattivo tempo.

Non sto parlando di una questione ipotetica, perché come hai visto è qualcosa che accade (più di quello che pensi) e crea conseguenze inevitabili.

 

Bensì è una questione che è più reale di ciò che sembra e i danni d’immagine che ne derivano sono catastrofici.

 

Significa forse questo che non ci si deve promuovere in nessun modo e che la pubblicità è sbagliata?

 

Assolutamente no! Anzi, chi si ferma è perduto e la maggior parte del tuo utile deve essere investito in attività di marketing se vuoi progredire e far crescere la tua azienda!

 

Come fare allora?

 

Se desideri capire quale sia la migliore strategia per far conoscere la tua azienda, senza correre il rischio di vederti rovinare l’immagine, allora non aspettare e accedi alla guida gratuita che ho preparato appositamente per gli imprenditori che desiderano creare una comunicazione efficace per la propria azienda.

 

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